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Quando l’ansia prende troppo spazio

All’inizio è solo una sensazione.Un nodo allo stomaco prima di uscire. Il cuore che accelera senza un motivo chiaro. La mente che continua a ripetere: “E se succedesse qualcosa?”

L’ansia, in realtà, è una risposta naturale. Serve a proteggerci, a prepararci ad affrontare un pericolo. Il problema nasce quando resta accesa troppo a lungo, quando il corpo è sempre in allerta anche se non c’è una minaccia reale. Allora diventa faticosa. Inizia a limitare le scelte, le relazioni, la libertà.


I disturbi d’ansia possono manifestarsi in tanti modi: preoccupazioni continue, paura di perdere il controllo, tensione costante, evitamento di situazioni quotidiane. Spesso chi ne soffre si sente solo o pensa di essere “esagerato”. Ma non è così. L’ansia non è debolezza: è un segnale.

Rivolgersi a uno psicologo può essere un passo importante. Non perché “c’è qualcosa che non va”, ma perché avere uno spazio di ascolto cambia il modo in cui si vive ciò che accade. In un percorso sistemico-relazionale, ad esempio, l’ansia non viene vista solo come un sintomo individuale, ma come qualcosa che prende forma anche nelle relazioni, nella storia personale, nei legami significativi.


La mindfulness può aiutare a riconoscere i segnali del corpo, a osservare i pensieri senza esserne travolti, a ritrovare un senso di presenza. E la relazione terapeutica — fatta di fiducia, rispetto e ascolto autentico — diventa il luogo in cui l’ansia può essere compresa, non giudicata.


L’ansia può occupare molto spazio.

Ma non è tutta la tua storia.E chiedere aiuto può essere l’inizio di un modo nuovo di respirare.

 
 
 

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